Gerardo Antelmo


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Il grande esperimento dello Sri Lanka sull'agricoltura biologica: sogno verde e realtà dura.

2026-03-28 09:06

Gerardo Antelmo

Il grande esperimento dello Sri Lanka sull'agricoltura biologica: sogno verde e realtà dura.

di Gerardo Antelmo

Nel 2021, lo Sri Lanka decise di fare qualcosa che nessun altro paese aveva mai tentato davvero su scala nazionale: voltare pagina, di colpo, e abbracciare un futuro agricolo completamente biologico. Niente più fertilizzanti sintetici, niente più pesticidi. Solo natura, equilibrio, sostenibilità.
Dietro quella scelta c’era la volontà politica del Presidente Gotabaya Rajapaksa, ma anche una pressione silenziosa e urgente: un’economia fragile, riserve di valuta estera in calo, importazioni sempre più difficili da sostenere. La svolta ecologica era anche, in parte, una scommessa economica. Tagliare i costi, liberarsi dalla dipendenza dall’estero, reinventarsi.
Ma la natura — e l’agricoltura — non seguono i decreti. Nè le scelte superficiali della politica.
Nel giro di pochi mesi, quello che era stato annunciato come un passaggio storico si rivelò un salto nel vuoto. I campi, abituati da anni a fertilizzanti chimici, non risposero come sperato. I raccolti diminuirono. Il riso, alimento base del paese, cominciò a scarseggiare. Gli agricoltori, lasciati senza strumenti né formazione adeguata, si trovarono a navigare un cambiamento troppo rapido, troppo radicale.
Il problema non era solo tecnico. Era sistemico.
L’agricoltura biologica non è semplicemente “fare senza chimica”. È un equilibrio delicato, costruito nel tempo. Richiede suoli vivi, cicli nutrienti stabili, conoscenze precise. Richiede pazienza. Mentre nello Sri Lanka i campi producevano meno, il paese si trovò costretto a importare di più. Proprio ciò che si voleva evitare. Le riserve valutarie si assottigliarono ulteriormente, i prezzi salirono, la tensione crebbe.
E poi c’era il tè.
Il Ceylon tea, famoso in tutto il mondo, non è solo una bevanda: è identità, storia, economia. Quando anche le sue rese iniziarono a calare, il colpo fu doppio. Non solo meno produzione interna, ma anche meno esportazioni, meno entrate, meno respiro per un’economia già in difficoltà.
Il sistema cominciò a incrinarsi.
Quella che era partita come una rivoluzione verde contribuì, insieme ad altri fattori, a una crisi ben più ampia, sfociata nella crisi economica dello Sri Lanka del 2022. Le proteste arrivarono nelle strade, la fiducia crollò, e il progetto fu abbandonato con la stessa rapidità con cui era stato imposto.